Blog ed elezioni politiche
"Donne candidate? Vedremo quante finiranno davvero in Parlamento". Ritanna Armeni, conduttrice di Otto e mezzo su La7 ha appena pubblicato "Prime donne. Perché in politica non c'è spazio per il secondo sesso" (Ponte alle Grazie, 128 pp., 10 euro) interessante saggio sulle pari opportunità nel mondo della politica, ancora lontane. Noi l'abbiamo incontrata per discutere insieme delle candidate italiane alle prossime elezioni.
Partiamo dal Popolo della Libertà e dalle donne di spicco del partito: Mara Carfagna, Michela Vittoria Brambilla e Diana De Feo, ad esempio.
Non mi stupisce Mara Carfagna, che era già deputata, e la Brambilla che ha dato vita ai Circoli della Libertà anche se non le è stato riconosciuto molto spazio nel Pdl. Per quanto riguarda Diana De Feo, invece, non la considero la moglie di Emilio Fede, ma una giornalista. Il vero problema è che sono ancora candidature, i conti si faranno sulle elette in Parlamento. E Berlusconi ha dichiarato che il paese non è pronto per il 50% dei seggi alle donne.
Possiamo dire la stessa cosa del Partito Democratico?
No, nel Pd è diverso. Ma potremo dire qualcosa solo dopo le elezioni. Al momento il 42% delle liste sono donne. Ovviamente ne passeranno molte meno, vedremo se arriveranno al 30% previsto dall'Unione europea.
Si parla molto anche di Marianna Madìa. Crede sia una candidatura d'immagine?
C'è tanto rumore per nulla intorno a lei. Si è presentata in maniera piuttosto ingenua sullo scenario politico e proviene dalla società civile. E questo è un segno che va in una direzione nuova.
E le elettrici italiane? Hanno più fiducia a votare un uomo?
Sì e il motivo è semplice e antico. Le donne sono sempre rimaste storicamente lontane dal potere politico e nei confronti delle candidate sono "neutre", le giudicano secondo gli stessi canoni con cui valutano i politici uomini.
Anche negli Stati Uniti troviamo le stesse resistenze?
Stesse cose e forse negli Usa è ancor peggio. Infatti l'unica candidata è una superfavorita che sta subendo lo stesso trattamento. Hillary non ha mai giocato sul fatto di essere donna, non l'ha mai presentato come un punto di forza. Al contrario, ha cercato di nasconderlo e per questo potrebbe subire uno smacco di segno opposto. E poi ricordiamolo: negli Stati Uniti i neri hanno votato prima delle donne.
Veniamo a Giuliano Ferrara, che lei conosce molto bene. Per quanto le donne siano d'accordo sul dolore causato dall'aborto, a cui non ricorrono certo a cuor leggero, la lista "Aborto? No, grazie" ha suscitato reazioni negative dalla maggior parte delle donne. Cosa ne pensa?
Credo che la proposta sia in sostanza contro le donne. Ferrara vuole promuovere il diritto a non abortire, ma sfocia nel tentativo di togliere la responsabilità e la libertà individuale, per ridurre le donne a un mero contenitore.
Ferrara aggiunge anche di condurre una battaglia etica, non politica. Ma nei fatti si è anche autocandidato a Ministro della Salute.
Credo che abbia torto e che manifesti un atteggiamento misogino, anche se lo nega, ma crede profondamente nella sua campagna. E non ha bisogno di candidarsi a Ministro, almeno non in questo modo. Nonostante ritenga la sua proposta sbagliata, la porta avanti con grande sincerità.
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